Il mio cane è così mansueto, così quieto. MA SI È GIOCATO LA MIA CASA A VIDEOPOKER.

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Ora posso raccontare questa storia, sono passati tanti anni, tante persone non ci sono più. Il primo ad andarsene è stato il mio amico Giannetto. Io lo chiamavo John, allora avevamo appena quindici anni.
Ancora oggi mi considero un freak ma quando ne incontro un altro e ci faccio amicizia ecco che divento improvvisamente un ponte tra il mondo convenzionale e l’ultimo dei freak che in quel momento sta davanti a me e io non sono più io.
Poiché conosco la tristezza che talvolta ci appassisce quando tutti si divertono, si capiscono, tornano da qualche parte, vanno insieme in qualche posto, si amano, si conoscono e tu no, poiché so di questa sofferenza tendo una mano al freak, una mano convenzionale ma convenzionale a metà. Il freak si fida e pure lui si fida a metà. E queste due metà formano una specie di intero instabile che dura per un po’. Poi succede che il tempo passa, si piega, l’universo si espande, le stelle si spengono la materia si trasforma, le onde arenano e gli uomini si lasciano. Sono passati tanti anni che probabilmente il mio amico John e io oggi non ci riconosceremmo più ma non posso dirlo perché Giannetto, il primo freak che ho conosciuto, se ne andò prima che si spegnessero le stelle e tutto il resto.

Un macellaio equino dà ripetizioni private di latino a novelli liceali. Uno di questi giovanissimi muore di killer prima, di cronaca poi. Il macellaio, sospettato, muore di cronaca prima e di killer poi.
Il killer, si scoprirà, è la madre del ragazzo. La cronaca è la zia.

In poesia è molto facile trovare qualcosa che scivoli. Soprattutto tra le dita.
Una volta tenevo maldestramente per il collo di vetro una bottiglia ghiacciata; il mio calore – e qui, di solito, si allude all’anima – sciolse in un attimo la sottile patina gelata che lo rivestiva. La presa mancò e la bottiglia cadde in frantumi ai miei piedi. Mentre acqua e frammenti pericolosi dilagavano per il pavimento, mi accorsi di un assurdo taglio al dito. Come era possibile che me lo fossi procurato? Come poteva lo schianto in terra avermi ferito il dito?
Le cose mi succedono prima che succedano.

Emulsionare, emulsionare. E poi precipitare.
I leopardi si stanno diffondendo a macchia d’olio.
Attenzione. Non cliccare. Clicca le tette. Questo non è un link. Questo è il Messico. Muore a settantunanni. Ex uccide ex di liposuzione. Bufera. Foschia. Nubi. E terzo Saronni.

– Va bene Maestro tutto quello che vuoi.
– Ma?
– I sandali no. I carboni ardenti no. Le carestie no.
Neanche l’elettromagnetismo, niente onde, niente curve, niente campi.
– Boeri?
Quanti se ne vuole.
– Ma?
– Niente campi. Sui campi ci si dà battaglia, nei campi si telefona.
Sotto i campi non si semina. Sotto i campi si occulta.
– Mmh.
– Siamo d’accordo Maestro?
– Sta bene. Ora fammi vedere come te la cavi con il Fox-trot.
– Non il Galop?
– Fox-trot. Alè.
– Sì Maestro di Giudo.
Quella volta lì la spuntai ma ballai per quarantanove ore filate. A piedi scalzi. Ma sulla moquette.