"Frank and Stan", ci siamo cuciti insieme. Abbiamo un aspetto per niente mostruoso. Tuttavia c'e' qualcosa che non rende l'insieme, non siamo solubili l'uno nell'altro. Come un cocktail passato di moda da tanti anni, lasciato su un banco d'acciaio a riempirsi di polvere.

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L'industria discografica mi ha fatto dei danni.
Sono anni che lo dico, nessuno mi crede. Guarda che danni,
guarda i miei valori, sono i referti degli ultimi mesi.
Ma sono anni che non mi sento piu'.
All'inizio era tutto molto ok. La partenza si e' sentito un grande sparo, son volate cinciallegre per nulla spaventate, son volate per raggiungere il traguardo prima di tutti, per avere i posti migliori e vedere come sarebbe andata a finire.
Beh, sono ancora li' che aspettano ma la corsa e' finita da un pezzo, qualcuno dovrebbe dirlo loro.
Sono uscito alla prima curva, ho subito dei danni. L'industria discografica cerca ancora di riaprire la corsa ma da' un'occhiata ai miei referti, sono degli ultimi mesi.
E ora, chiedo scusa, ma dopodomani muoio.

Cosa fa di me la simmetria?
Ma cosa fa di me tua zia!
Vedessi.
Le polarità
nel motel mascherato
si fanno lattice
altroché zenitali
sono il pezzo forte
fanno centro
anzi centri
uno dietro l’altro
e poi c’è il naylon
e la televisione.
Guardiamo tutto
facciamo tutto.
Ma è alle tre meno un quarto
che do il meglio di me.
Però che forza la zia.

– Milady Blomey guardi che culo si è fatta, quanti anni saranno che non ci vediamo? E guardi che culo s’è fatta in tutto questo tempo. Vuole una susina? Ne ho un cesto pieno, le ho raccolte nel giardino dei Claytons, si ricorda? Quella coppia di lascivi, abietti, degenerati che hanno fatto parlare tanto i giornali e le sale d’attesa di tutta la contea, quelli che soffrivano di obesità in quell’anno. L’anno in cui la polizia ha trovato morta la loro domestica e dal ventre le hanno estratto un coniglio.
Ma lì? Che le è successo? Come ha fatto a diventarle il culo così, così… è enorme, è… sembra, cosa? È tutto gibboso, ha una forma sembra un.
– Ho prestato servizio dai Claytons.
– Sembra una volpe.
– Infatti. Me ne sono venuta via prima, prima che. Oh, mi dia quelle susine, devo fare presto, potrebbero essermi d’aiuto. Addio Miss Archer. Lei è ancora Miss non è vero?

Sono le due e mi giro verso la finestra che dà sul cortile. Al centro c’è un triangolo scaleno al posto della grande magnolia. Sulla punta un corvo cerca l’equilibrio, è molto nervoso. Il balcone di fronte al mio regge un vecchio refrigeratore, nessuno si azzarda a uscire dalla porta-finestra.
Fa freddo, i miei pesci scivolano sul pavimento della sala. Reggo i fogli bagnati e rotti del vecchio giornale. Il cono di un faretto disegna un’ellisse lasciando fuori alcuni pesci e comprendendone degli altri. Mi viene da discriminare ma ho molto freddo, forse ho già la febbre. Abbandono le notizie fradice e mi asciugo le mani sul petto. Provo a darmi da fare, guardo i pesci, giro loro tutto intorno ed esco dalla sala attraverso un passaggio stretto, si direbbe una crepa. Che pena uscire così di scena. Mi si è formata della muffa sul torace, prima non c’era. Fa sempre molto freddo ma è più buio rispetto a prima. Deve essere ancora pomeriggio ne sono sicuro, ne ero sicuro.