A Sanvensàn si sta molto in silenzio, oppure si sussurrano dialetti misteriosi, francofoni, egèi, o sabaudismi molto avari di fonemi. Vanno tanto le spille tra le donne quasi tutte sopra i cinquant’anni. Queste signore si tengono bene, la cipria fa loro bene, si usa ancora qui, nelle sere di Sanvensàn.
C’è tanto profumo nei corridoi, negli stanzoni, financo nei gabinetti. Ma soprattutto nei disimpegni, nei raccordi tra le sale e le lunghe passatoie dispiegate in lungo e in largo per i condotti eleganti e luminosi, scortati da specchi talvolta striati, opachi, a tratti appena ondulati. A Sanvensàn non ci si specchia, è Sanvensàn che ti guarda. Ed è tutto rosa, ocra e verde. È un grande, acceso, tintinnante sogno di lastrico.

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2 commenti

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  1. a sanvensàn ti prestano le giacche se non ce le hai. vai in cerca di fortuna ma se affondi le mani nelle tasche trovi solo i buchi della disperazione di chi ci è già passato prima.

    [un tintinnante sogno di lastrico è bello assai]
     

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