Ammettiamo di essere finiti in una zona nuova. Non c’è nessuno dei nostri, ma lo stesso ci muoviamo a nostro agio, prendiamo un sacco di appunti, ci sono ballate così facili che ci chiediamo come abbiamo fatto a non arrivarci da soli. Ci sono soluzioni presentate come ovvietà, come pasticcini di frolla e crema. E frutta, frutta mai vista, è vero, ma niente ci toglie dalla testa di quanto semplice sia tutta quella roba.
Quando è tempo di tornare, poi, fa sempre molto freddo e niente è più come l’avevamo capito: con tutta quella semplicità, quella chiarezza, quella ovvietà. Il freddo ci mette molto del suo e non basta una stufa per ricomporre i pezzi.
Piano piano, con pazienza, cerchiamo un riff che assomigli ai nostri appunti che solo adesso ci rendiamo conto non abbiamo più con noi.

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5 commenti

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  1. accidenti stan, è difficile.all'inizio mi era venuta una battuta, che poi però, siccome era scarsa, non avrebbe reso giustizia – nemmeno al contrario – alla densità di questo post. perché l'ho riletto ed era denso, sapeva di montagna, di maglie a collo alto, di grappa (forse anche un po' di ciobar, ma di poco, te lo giuro), proprio struggente, ma che un po' frizza (come quando le mani si indolenziscono immerse sotto la neve) qualcosa insomma che fa uno strappo – un piccolo taglio che ci può stare, va bene.e poi parte la musica.yeah.lisa

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