Ci sono stati dei pionieri che dovremmo ringraziare anche se non li abbiamo mai conosciuti. Non li abbiamo mai sentiti nominare. Qualcuno ci ha parlato di loro, abbiamo notizie di terza, quarta mano, confuse, immagini mosse, non consequenziali, ma dovremmo sapere bene, dovremmo saper ringraziare come si deve questi pionieri. Sono morti senza essersi forse resi conto di ciò che stavano vedendo per la prima volta per tutti noi. Occhi per tutti aperti alle cose nascoste, per volontà o per definitiva ignoranza. Sguardi bruciati da sorprendenti corpi; colori nauseanti; abbracci roventi sulle pelli innocenti, le pelli dei pionieri, piccoli bambini curiosi e talentuosi. E sono morti. E noi dovremmo dire grazie.
Siamo sopra un gradino ma per farne un altro qualcuno si dovrà bruciare? Continuerà così la scalata alla grande astronave che forse neanche ci vuole?
C’è un ragazzino che suona un’armonica, dove l’avrà pescata? Abita in un paese qualsiasi, potrebbe essere Voghera, potrebbe essere Birmingham, non lo ascolta nessuno. Questo almeno crede, eppure quelle note, quell’alito di talento finirà per aprire una porta che ancora nessuno sapeva esistesse. Guardate tutti, senza bruciarvi gli occhi, entrate tutti senza scottarvi. Potete farlo vi è permesso, sarebbe ora che faceste un giro. Pionieri sono morti, noi siamo su un gradino possiamo farne un altro non c’è bisogno di morire ogni volta e dimenticarsi. Ogni volta da capo.

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