Le tue narici nere come i tuoi occhi, come i tuoi capelli, come la selva sul monte di venere tuo come la immagino io. Non reggerò tutto questo nero già lo so eppure ti sorrido e mi convinco di cercarti.
Sudi un poco sopra il labbro sotto il naso e osservi sentinella, non ti perdi niente.
Non è che non hai notato il mio sorriso, è che proprio non ti frega un accidente.

C’è la luce della montagna, il vento l’ha portata insieme al profumo dell’erba. Qui in Viale Forlanini, varcata la città. Ma ecco davvero il prato, gli alberi, il parco e sullo sfondo le montagne parenti. È un chiacchiericcio naturale, familiari senza telefono che si parlano da lontano, da ovunque. Voci-profumi, pensieri elettrici si donano reciproci sotto lo sguardo infinito di un principe sereno. Ora l’uomo è l’ultimo dei problemi. La donna il penultimo.

– Ho un marito yorkshire. È di una intelligenza che tu non hai idea. Tu sei sposata?
– Mio marito è belga. Sembra cattivo ma con me è così dolce.
– Il mio pensa a tutto lui. Com’è intelligente. Io non ne ho mai visti di così intelligenti. Il week-end scorso siamo andati a Forte dei Marmi a prendere un po’ di sole. Ha voluto guidare lui. Prima
ha consultato l’atlante, poi ha deciso un percorso tutto da solo e, facendo una strada diversa da quella che sapevo io, siamo arrivati con un’ora di anticipo. Ti dico.
– No, il mio non sarà così intelligente ma è tanto tenero. Sembra duro per chi non lo conosce ma è così affettuoso. Se non lo fermassi io mi leccherebbe per ore.

È un amalgama. Parti si miscelano, parti stanno in sospensione, parti precipitano, parti evaporano. Tutto si rimescola, ricade e cangia. Ora pare ci sia un verso che tutto segue, ora invece non si riconosce alcuna direzione. Materie, liquidi, correnti bollenti, fiati ghiacciati, caverne improvvise e di nuovo masse dense. Faccio appena in tempo a riconoscere Valcareggi, e poi di nuovo il caos. Messico, piombo, asfalto, danaro, fiele, mucose e croste. E vento. E Angela.