Il proprietario della ditta, il signor Mirali aveva labbra sottili, inesistenti, la bocca era un segno grigio tracciato su una faccia enorme, rettangolare, un box di cemento rovesciato sulla parete corta. Un discreto gozzo e grossi lobi erano le uniche rotondità. La pelle, calzata stretta sul faccione ossuto, un po’ rossa ovunque, era tracciata da capillari violacei su entrambi gli zigomi, sembravano una coppia di rammendi cuciti col proposito di tenere attaccate le guance grosse e pesanti che, altrimenti, avrebbero stracciato la faccia cadendo. I capelli neri, corti, oleosi, vecchi, cercavano di mostrarsi composti ma c’era sempre qualcosa che non andava. Una ciocca sbocciava leggermente su un lato, tendeva ad aprirsi come la cresta di un cacatua esposta a un vento caldo e amazzonico. E c’era la forfora, parassitaria, o simbiotica che fosse, a cui si erano rassegnati ormai tutti. Vestiva di un blu quasi nero, con rassegnazione. Era alto e pesante, qualcosa però diceva di un suo passato atletico, c’erano lampi di forza attorno alla sua figura che ogni tanto si accendevano ricordando quali prove muscolari, quali scatti e quanta potenza avesse potuto un tempo esercitare, tuttavia ora si muoveva lento a causa della stazza oltre che dell’età. E anche a causa di sei infarti che nonostante tutto non erano riusciti ancora a portarselo via.
– Nutro rancore ma con calma, – diceva. – Il lusso della fretta non mi interessa, la Ferrari non mi interessa; la Lamborghini non mi interessa. Mi interessa di finire bene. E con calma. Perché è facile adesso scivolare, e spaccarsi un’anca, e finire male. Invece io voglio finire bene, mi spiego? Lei è giovane e quasi, quasi mi fa pena. Solo perché è giovane mi fa pena. Ma mi creda, mi fa pena ma con calma.
Diceva così soprattutto negli ultimi tempi, stava cercando di farsi una ragione della fine, della fine dell’azienda come della sua. Nonostante questo sorrideva, pareva sereno. Stava per vendere tutto agli svizzeri e allora addio capannone e uffici, addio lavoro, addio pianura e umidità, finalmente Brasile.

Annunci
Pubblicato in r.

6 commenti

Lascia un commento

  1. gli aforismi funzionano se si lascia intorno un certo tempo, un'attesa, un sospeso.
    invece, tutti sparati a raffica, annoiano e basta.
    (ma il tempo di aspettare, per quello non c'è mai troppa pazienza)

    lisa

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...