La Ford trafisse il corso, fu un secondo, forse solo una frazione, il tempo sembrava si fosse fermato dallo spavento, sbalordito da quell’imprevisto cosmico che era Bob Nor quando dava forma alla sua natura inclassificabile e così capace di improvvisare. Dopo il balzo la Ford planò derapando leggermente e si rimise in asse per infilarsi nel garage del megastore le cui vetrine, inauguranti la stagione erano il suo ultimo allestimento capolavoro.
Mentre quel vecchio ferro blu Madonna rullava sui copertoni roventi nel ventre del palazzo commerciale, dove il buio e la luce gialla dei neon si tenevano compagnia, l’Audi nera dovette scontrarsi duramente con l’ordine dell’universo il quale non poteva ora essere messo più in discussione, passi Bob Nor ma un’Audi. Nel caso specifico il confine dell’universo, il muro cosmico su cui andò a sbattere l’Audi coincise quasi contemporaneamente con una BMW, una Volkswagen station wagon, una Toyota, Una delle vetrine di Bob Nor per il Nike Store che si affacciavano sul corso. Il contraccolpo coinvolse altre auto raggrumando improvvisamente il flusso urbano lungo una delle principali arterie della città. Il caos per mantenere un ordine universale.
L’Audi non ce la fece proprio ad attraversare il corso.

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