E ora, – si calmò – le dispiacerebbe portarmi un bicchiere d’acqua?
Stavo per alzarmi con un poco di vertigine quando si aprì la porta di scatto,  spostando l’aria con forza e, date le finestre spalancate, creando una corrente improvvisa che ravvivò le carte, le cose leggere, silenziose e inermi dell’ufficio. La pressione tetra che aveva esercitato il signor Mirali con il suo eloquio, sfiatò per un momento e si disperse nell’aria secca di primavera fino a quando da dietro la porta non comparve, imponendosi, una donna molto molto ingombrante: la moglie del signor Mirali. Portava una teglia e sembrava avere una gran fretta, visto il fiatone e lo slancio con cui andò a chiudere le finestre con fracasso. Un caldo profumo di stufato tagliato con l’acqua di Colonia della signora Mirali saturò presto la stanza.

Annunci

Cominciavo a intendere
– Prima di mollare voglio lasciare un segno da fare paura. Apro un mercato, anzi due: l’Emilia Romagna, dove non ci siamo mai spinti, e i rumeni. Vendo sicurezza ai rumeni. Mi segue? A parte la grande soddisfazione, è anche chiaro che va a mio vantaggio la trattativa con gli agli svizzeri: aumenta il valore della società e allora ecco che esco alla grande.
Tuttavia non capivo perché il signor Mirali si stesse confidando con me.
– Lei si starà chiedendo per.
– Infatti.
– Ma lei non si deve chiedere, lei deve andare ad aprire la breccia che ci porterà a vendere telecamere a circuito chiuso in tutti i campi nomadi d’Italia. Voglio installare un allarme per ogni baracca, su ogni roulotte. Voglio che non si sentano mai sicuri abbastanza, che si riempiano di sensori antintrusione, di infrarossi, di fotocellule. Di ansiolitici!

Lei volteggia nel suo attico, il suo attico è il suo utero. Un gran senso di vuoto e di abbandono. La Vanoni canta da lontano, le finestre su Milano. Le tende spalancate chiedono perdono, per la dama, alla dama. E lasciano che tutto si confessi.

Convinto di avere fatto chiarezza il signor Mirali si scostò e lentamente tornò a sedersi. Ricomparve il raggio di luce a giocare con la sua invasione.
– Lei non è una protesi, lei è dell’azienda, fa parte dell’azienda e l’azienda sono io. Lei fa quello che dico io come la mia mano prende un bicchiere d’acqua quando ho sete. Ha capito?
Non ero più sicuro di essere a mio agio, il signor Mirali lo intuì e con la sua bocca senza labbra disegnò qualcosa di rasserenante e insieme inquietante sul viso.
– Ho un incarico per lei, – mi disse.
– Bene, – mi sollevai.
– È un incarico speciale e ho scelto lei, perché ha ancora quella faccia, quell’espressione di chi non ha capito fino in fondo. Guardi neanch’io sono arrivato fino in fondo e ho quasi il doppio dei suoi anni. Pensavo di esserci arrivato vicino e invece qui è cambiato tutto, se ne sarà accorto. Io, per quanto mi riguarda, ho finito il buon senso e allora cosa faccio? Vendo. Non mi dia a intendere di essere sorpreso.
– No, sì, voglio dire, girano delle voci. C’è preoccupazione.
– Ve la fate addosso, bravi, ma io voglio uscire alla grande. Tenga.
Mi passò un foglio, una richiesta di preventivo che doveva avere da poco ricevuto. Non capivo cosa avesse di speciale. Me lo spiegò precisamente il signor Mirali.
– Lei lo sa chi sono i maggiori responsabili di furti, saccheggi, delitti, stupri nelle nostre case, per strada? Lo sa? E nei cantieri? Lo sa vero, chi si porta via tutto quel rame dai cantieri delle nostre case profanate prima ancora di essere costruite? Non lo sa? Glielo dico io: sono i rumeni.
– I rumeni.
– Sicuro, sono dappertutto, ci terrorizzano, sono dei mostri, sono violenti, non li ferma nessuno, sono i più cattivi, sono delle bestie, sono spietati, sono velocissimi. Ma.
– Ma?
– Ecco che arriva questo, – accennò al foglio che tenevo in mano. Tornai a guardare e continuò a sembrarmi una comune richiesta di preventivo, uno dei nostri moduli compilato on line e spedito per posta elettronica.
– Sa da dove arriva? – Incalzò il signor Mirali, – Da Cesena, da una villa di Cesena. Ma non è tanto la villa o Cesena. Il fatto è che chi ci abita è uno di quelli, uno grosso, uno che si è arricchito che sta bene, che si è seduto e adesso ha paura. Ha paura! Non si sente sicuro e chiama noi, capisce? Sa cosa vuol dire? Che questo è solo l’inizio.

In questa oasi di semplicità, la spuma ribolle nell’acqua chiara. Le fronde delle palme ricamano ombre sulla sabbia incandescente. Un solco umido e deterso si fa breccia dallo specchio schiumoso e rivola giù dalle dune. È Sahara Soap. Il colore brillante dei tuareg.

Giustamente, giustamente. Ma giustamente. Ma infatti. Giustamente. Ma assolutamente. Ma infatti. Infatti, infatti. Ma infatti, ma giustamente. Ma giustamente. Ma. Giustamente. Giu. Ma. As…
Ma è quell. Ma infatti, ma infatti, ma infatti, ma infatti, ma infatti.