Un silenzio più grande di questo, dicono lo si possa udire soltanto al cimitero dei violini. Un’immensa catasta di legno cavo e corde e pece e crini giace morta. Nemmeno il vento freddo e forte che arriva dritto da nord emette un sibilo: si infila tra le cavità, vortica, soffia, rotea, si avvolge tra le corde, le accarezza, e neanche una vibrazione. Non c’è niente di più morto, niente di più silenzioso, niente di più immobile di un cimitero di violini.

Nessuno porta fiori, quelli che si vedono sono titoli di coda che salgono da soli e arrivano sin qui, stanchi morti.

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