Burt Bacharach si voltò di scatto e disse: “Ma questo l’ho scritto io? L’ho scritto io?”. Agitando gli spartiti, stretti nel pugno di Burt, finì che urtarono il lungo gin tonic che si era preparato. Il bicchiere cadde sulla moquette ai piedi del pianoforte. Il ghiaccio, il gin, l’acqua tonica annegarono nella moquette bianca, alta un palmo, e un brutto odore risalì violento, acido. Burt inorridì ancor di più e disse: “Non posso averlo scritto io, qualcuno per favore dica che non sono stato io!” Ma nell’immensa sala bianca non vi era nessuno oltre Burt. Nessuno rispose, solo un profumo più gentile arrivò discreto dalle cucine a far pulizia del rancido che emanava dalla moquette, un profumo di salatini al formaggio e mandorle tostate. Allora Burt pianse e si rimise al lavoro, fino a sera, fino all’ora di cena.

Quella sera Burt Bacharach cenò con Elvis Costello, mangiarono bene e parlarono molto e furono tutti e due molto gentili.

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