Ho visto una donna farsi versare del minestrone nell’utero, lei trattenerlo e poi espellerlo sulla schiena rasata di un cane pechinese, drogato, sdraiato su un telo rosa carne in PVC.

Riflesso sullo specchio di un’anta dell’armadio nella camera, due o tre uomini si picchiavano, uno teneva un microfono e non lo lasciava manco morto. Il cane intiepidito dalla colata verdona sembrava contento fino a che non affogò. Poi due dei tre uomini presero su il telo e portarono via tutto quanto.

La donna, rimasta sola, nuda e impiastricciata, iniziò a fumare e non la smise fino alla fine della pellicola, non sapeva proprio da che parte ricominciare. Il terzo uomo, da dietro la videocamera, un attimo prima che finisse la ripresa, le tirò un bastone e gridò: “Stop!”.

Io mi alzai con malumore e mi diressi verso il mio frigo alla ricerca di sedano fresco.

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