Boulevard – 6.

– Bene, bene e questo che accidenti vuol dire?

Lo dissi ad alta voce, mentre aprivo la porta guardando tutto intorno senza trovare uno straccio di segno che potesse aiutarmi.

Mi ritrovai sul marciapiede largo del boulevard, c’era da chiedersi come poteva affacciarsi un bar come quello su una strada così. Mi allontanai in pieno giorno lasciando la porta di quel tugurio spalancata, avrebbe preso un po’ d’aria. C’era una corrente che portava l’unto di una friggitoria ficcata da qualche parte lì intorno. Ma che razza di posto era diventato quella strada, me la ricordavo elegante. Passò una carrozza trainata da due bestie bianche che picchiavano gli zoccoli senza un tempo preciso, annuendo come pazzi, posseduti da un tic terribile. Quello che doveva essere un vetturino, o come accidenti li chiamano adesso, era giovane, troppo giovane per esigere rispetto. Aveva i capelli rasati, se ne stava seduto come fosse allo stadio, ingobbito nel suo giubbotto di raso verde. In quella posa assurda masticava spalancando solo un lato della bocca tirando la pelle attaccata al teschio dal quale sgorgava l’azzurro degli occhi spalancati, fissi sul niente. Nulla di cui io potessi accorgermi e nemmeno la famiglia di olandesi o tedeschi che si portava dietro. Una famiglia sbagliata aggrappata alla carrozza, che stava sbagliando tutto, itinerario, vacanza, destino; stava sbagliando qualsiasi emozione in quella stupida esperienza che avevano deciso di condividere. Stupida famiglia bionda.

Lasciai passare quel catafalco, quel ridicolo circo scortato dalle Citroën, dalle Peugeot, dalle Renault. In quel flusso, in quel fiume francese mi accorsi di qualcosa, per un attimo. Qualcosa aveva acuito quel fastidio che sentivo e mi piantai sul bordo del marciapiede, rigido sotto il mio cappotto. Avevo riconosciuto qualcuno a bordo di una di quelle auto? Oppure un’immagine riflessa sulla corrente metallizzata che scorreva lungo il boulevard? Un’immagine alle mie spalle? Mi voltai e vidi il barista sulla soglia spalancata, insieme alle sue basette e al suo tatuaggio miserabile. Sembrò sorridermi prima di rientrare nel suo locale di fogna.

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