Sono Rosa Loi e tengo gli psichedelici in dispensa.

Il veterinario che cura il mio Gabriele insiste perché lo vaccini contro l’influenza. Me lo ripete ogni anno in pieno agosto. Non so, non sono più sicura di questo veterinario, il mio Gabriele me lo sta facendo capire. In verità  ha iniziato dodici anni fa con un disegno ma ora si sta facendo inequivocabile: in giardino ha da poco ultimato una statua in bronzo, un medico per animali che soccombe a uno sciame d’api mentre ai suoi piedi una marmotta gli versa del tabasco sulle ghette. Il mio Gabriele è così intelligente.

Deve aver capito come aprire la dispensa.

Frank!

Maledizione Frank – 26.

 

– Lascia stare il razzo di segnalazione. Lascia. Tieni giù le mani da quel razzo. Mi hai sentito bastardo? Non toccare, molla, metti via, non. Ti sparo, giuro che ti sparo se non posi quell’affare.

– Mi chiedevo capo se guardandolo da spento questo segnale non voglia dire: toilette uomini, o piuttosto: vietato fumare oppure, messo così, frontale: parco giochi. Vede? Guardi, non sembra anche a lei che voglia dire.

– Frank, cristo santo, fai qualcosa tu o giuro che faccio saltare in aria tutta quanta la base e addio attacco finale, addio gloria, addio armi. Mi hai sentito Frank? Faccio saltare tutto e addio.

– Capo, non le sembra che possa significare chiudere il portone messo così, contro luce? Oppure socchiudere.

– Ma io ti seppellisco vivo con un fabbro.

Perché improvvisamente a diciott’anni me la prendo con Collodi? Che mi ha fatto? Fumo da quando ne avevo quindici e ora pare sia colpa di Collodi; i miei capelli, il mio alito, le mie unghie, le ragazze che non sanno come mi chiamo, tutta colpa di Collodi. È bastato un giro di riflessioni, uno scatto di nervi ed ecco qua: Pinocchio quella merda di Collodi. È allucinante, io Collodi non l’ho mai letto; l’originale intendo. Ho visto i cartoni giapponesi, quelli americani. Poi un giorno passa una camionetta della polizia e parte il giro di pensieri; a un certo punto Gretel della quinta C fa: “Tu hai il culo basso per le balle che racconti”.  Allora ho detto quella cosa su Pinocchio, ma poi ho continuato; sono più di due mesi che bestemmio burattino e scrittore, qualsiasi cosa mi succeda. Non ce la faccio più, non se lo meritano, non credo. E fanculo pure a Geppetto.

Frank!

Maledizione Frank – 25.

 

– Insomma c’era questo Frank di cui tutti parlavano e davanti a lui una dozzina di soldati. Il sole non era ancora tramontato, ci avrebbe messo almeno un’altra ora. L’aria sapeva di fritto. Tutti aspettavano qualcosa, il Tonangaparai, strisciava nel suo letto fangoso senza portare cadaveri. I nemici stavano tutti là davanti: dodici nemici che godevano di una discreta salute. Sicuramente i conti non tornavano, così questo Frank prende un ricevitore – attenzione: non una pistola, non un fucile non una fottutissima arma da fuoco o bianca che fosse, ma un ricevitore – si mette in ascolto mentre i dodici rallentano fino a fermarsi.

– Si incuriosiscono.

– Già.

– Che figlio di puttana.

– Proprio così. Ora loro sono impalati in mezzo all’erba alta fino alle ginocchia, immobili, tesi, qualcuno su una gamba sola, il ginocchio piegato. Sudano. La foresta ronza su una frequenza sbagliata, non si sente niente. Nessuno sente niente tranne.

– Frank.

– Ha l’orecchio incollato al ricevitore e sta ascoltando serio, grave, guarda sul lato verso il fiume, sembra ignorare i dodici. Poi qualcosa si arresta e al contempo si innesca. Frank mette giù, guarda la fila di soldati che sembra abbiano capito, riprendono a scorrere sangue. Si rianimano accennano ad avanzare ma un fischio schiaccia tutti dall’alto. Un tonfo – non una fottutissima esplosione ma un cazzo di tonfo – la terra traballa, qualcuno cade, un polverone si alza tra Frank e gli altri e quando tutto si placa appare una buca davanti a quegli imbecilli. E dentro la buca una bomba.

– Inesplosa.

– Appunto. Una bomba inesplosa a forma di panino. Michetta o rosetta lo chiamano da qualche parte quel panino.

– Cristo santo.

– E quello che hanno detto tutti, ma nessuno in quel momento era in grado di tradurlo nei dodici cazzuti dialetti di quei dodici cazzuti.

– E Frank?

– Sparito, dissolto, scomparso, dileguato.
– Cristo Santo. Fammi fare un sorso di limonata ghiacciata.