Merx – 12.

Mi chiamo Merx, faccio il rumorista nei film porno.

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Con quei capelli come pensavi di passare inosservata? Non bastava certo quel foulard. Ma come pensavi di andartene di casa, un palazzo piantato come un albero in mezzo a un bosco di cemento e intonaco vecchio. Ti sei fermata sull’uscio, a due passi dalla strada e ti ho vista dall’altro lato mentre passavano lente tra di noi vetture enormi, rumorose. I clacson scandivano il tempo in quegli anni d’oro. Oro, cemento e piombo. Gretel, Gretel, ti guardo ora, guardo i tuoi capelli. Con quei capelli sei nata morta. Come devo fare, cara Gretel? Posso sparare ora, non sentirebbe nessuno. Posso farti fuori con comodo, solo questo traffico che progredisce e sa di gloria mi complica le cose. Ma sono bravo, sono uno dei migliori, mi pagano tanto per questo. E dentro questa polvere d’oro ora faccio fuoco, in silenzio. A parte i clacson.

Lo ricordavo trafitto, seduto accanto al lampione. Risalivo il molo nella notte già fredda di settembre. Stava là, sembrava dormisse e invece quella lama faceva capolino. Il manico di madreperla, che stupido pensai, l’assassino doveva essere stupido a lasciare un pugnale così prezioso nella pancia di un uomo di mezza età. E l’altra metà? Risalii il molo fino alla strada principale, all’incrocio mi fermai e guardai tra i vetri del ristorante. Si mangiava, si fumava, si rideva, i camerieri avevano un bel da fare. Con quel freddo entrai anch’io e ordinai uno spiedino.

Con, in ordine di apparizione:
Guido Tasso
Paolo Stoppa
Musiche di Bruno Nicolai
Soggetto sceneggiatura e regia di Stan

R. – 10.

 – Ma tu che ci fai qui? Dovrei saperlo ma non lo so, non mi viene in mente nessun. Sei qui per la nana? 

– Non dire scemenze. In effetti non conosco nessuno a parte la nostra amica delle foto e, da qualche minuto, anche una bella bionda che se ne sta laggiù insieme a tutti gli altri, addosso a questo messicano.

– C’è Marina?

– Non è ancora arrivata.

– E chi sarebbe la bionda?

– Non si vede da qui. Tu invece perché sei.

– Il messicano: è mio cliente, ha un appartamento a prova di tutto. Volevo lasciargli una targa per l’ingresso: “Cani e Armageddon non possono entrare” ma non ha capito. Non hai notato l’impianto? Non ti fa sentire un po’ a casa tua? Tu mi capisci, noi due stiamo dalla stessa parte, concorrenti è vero ma siamo dalla stessa parte. Ogni volta che entro in un posto con protezione ad alto livello guardo le telecamere, i quadri d’allarme, le serrature elettroniche con la stessa attenzione che si potrebbe dedicare a dei quadri, a un bell’arredamento e perché no, a una bella padrona di casa. Sentirmi al sicuro mi eccita. E poi c’è il mio lavoro, lo sai quante scarpe deve vendere questo chico per pagarsi il mio lavoro?

– Parli come se avessi fabbricato e installato tu tutto quanto. Invece sei solo un piazzista. Come me del resto.