Bob Nor – 3.

Bob Nor per un pelo non mi investì d’insulti, occupato com’era a non morire. Mi vide tirare dritto e io, del resto, non mi volli fare alcuna domanda e lo lasciai lì, piegato, a mentire sulla sua altezza, con i piedi nudi in mezzo ai vetri. Svoltai l’angolo e raggiunsi il portone. Suonai; un tocco leggero nelle prime ore del mattino. Ci tenevo a essere discreto, lo facevo sempre, ma non avevo idea di cosa fosse appena successo, non potevo immaginare che solo mezz’ora prima quattro animali armati erano entrati cercando Bob Nor per fargli pagare qualcosa. Il prezzo doveva essere molto alto perché, in ordine, ci rimisero la pelle: il portinaio, un capofamiglia turnista che si trovava sulle scale, un vecchio monarchico che si era affacciato dalla porta di casa al secondo piano e, per poco, anche Bob Nor. Ma riuscì a farla franca. Ne fece fuori tre dei quattro prima di buttarsi dalla finestra delle scale. Il quarto non stava tanto bene, non sono un medico ma un uomo seduto in una pozza di sangue, che non ride e non si muove, solo ti guarda e tutto quello che riesce a dire è “gh”, dico solo che non stava tanto bene. Bob Nor del resto ci era andato pesante, come in tutto quello che faceva, a cominciare dal suo lavoro di vetrinista, la sua copertura.

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Guarda, ti posso dire, tutto quello che mi è rimasto è l’autolesionismo. Purtroppo il Toro ha cominciato a vincere e non si ferma più. Ora, io mi ritrovo con le scapole che svettano dalla schiena come ali d’immortal specie e, vaffanculo, il Toro è a un passo da scudetto, coppa e supercoppa. E io? Cosa mi struggo a fare più?

Vedova amalfitana, ti ostini a estrarre il succo dai cedri, lo distilli, lo conservi, lo rivendi elogiandone la manifattura di antica tradizione. Tuo marito è morto d’infarto a sessantanove anni, seduto sulla seggiola sotto il pergolato del terrazzino. Non sei vecchia ma ti affacci al golfo aggrappata alla ringhiera del balcone, aggrappata alle parole di mamma tua. La bouganville ride, ride della saggezza, del senso comune, della storia e imperla di petali rosa le mura di casa. Trema piano in quello spazio impossibile, capovolto, tra la calce e il cielo. E tu donna amalfitana sei agra come i cedri che spremi.