L’appuntamento – 3.

Questo forse poteva spiegare la crisi di poco prima.

Si riprese, mi sorrise, tornò a sè, al suo racconto.

– Infatti, un’estate mi fidanzai con uno di San Benedetto. Ma tanti anni fa, eravamo dei ragazzini. Forse, addirittura, era Giulianova. Lui era piccoletto ma nervoso, nervoso. Non stava mai fermo con le mani, mi saltava sempre addosso. Fortuna che era così piccoletto e riuscivo a. Ma tu invece?

Mi spiazzò, ero pronto ad ascoltare un fiume di racconto che non sarebbe finito più, ero pronto a resistere per ore mostrandomi interessato, a intervenire a proposito, ad annuire, a sorridere, a sbalordirmi, a ridacchiare complice, a.

– Sei un acquario, vero?

– Ho lavorato per una ditta che li faceva; anch’io, tanti anni fa. Ho imparato molte cose sui pesci, devo dire. Per esempio che non è vero che sono muti. Sono omertosi: io li ho visti, nascondersi le verità. E poi non è vero che hanno bisogno di tanto spazio, – guardai anch’io il mio bicchiere ma con pietà, il sidro mi faceva questo, poi, appena innervosito, attaccai – tutti quanti a volere un acquario grande, “lo voglio grande”, “lo voglio molto grande”, “lo voglio molto, molto grande”, “che prenda tutta una parete” e vedevano morire i pesci in un angolo di quella vasca inutile ma con la presunzione di essere un mare.

– Allora sei un pesci. Avrei detto un acquario.

– Non è questo il punto.

Provai a spiegare quale fosse il punto ma ci misi troppo. E non ne ero nemmeno sicuro di quale fosse, e poi il suo profumo mi stava confondendo tanto che mi ritrovai con le narici appoggiate al bordo della mia pinta di sidro in cerca di rifugio. Così lei ebbe tutto il tempo di scrollarsi i capelli, affondarci una mano, posare di tre quarti per me puntando al banco in fondo alla sala e trovare il coraggio per dire: – Io quasi, quasi me ne faccio un altro.

– Sì, – la confortai e feci per alzarmi e andare a ordinare, – prendo anche un piattino di qualcosa.

– Sì, – ribatté, ma per niente confortandomi. Mi alzai e per un momento mi lasciai le Marche alle spalle.

 

6 commenti

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  1. Stan, questa storia dell’appuntamento mi sa molto di grottesco-horror. E’ particolarmente sinistra ma allo stesso tempo divertente. Potrebbe scapparci un film alla Lynch ma sceneggiato da Tennessee William… oppure uno alla Gilliam sceneggiato da Ozzi Osborne…

    arc

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