L’appuntamento – 2.

Non ero più sicuro che avrei potuto amarla, ma la lasciai parlare. Venne fuori che era marchigiana e allora la distanza tra me e lei si trasformò in fuoco d’odio e allora sì, presi a stuzzicarla.

– Così sei marchigiana.

– I miei.

– L’accento non ce l’hai.

– Infatti io sono nata e cresciuta qui. Delle Marche conosco a mala pena San Benedetto.

– Ma le olive le mangi.

– Ripiene mai.

– Non ti fidi.

– Proprio così.

Guardò dentro il suo bicchiere, ispezionò le foglie di menta, non sembrava più convinta di quella vegetazione. Non fece alcuna smorfia particolare ma lo intuii dallo sguardo pentito e dall’improvviso silenzio. Rigirò il ghiaccio e tutto quanto, con la cannuccia nera e mozza. Tutto il suo biondo, boccoli e punte fini, sovrintese l’operazione. Il tintinnio dei braccialetti accompagnò un’ottava sopra il rimescolio del suo drink, lo zucchero sul fondo non ne voleva sapere di sciogliersi e rimase adagiato come fango. Non stava bevendo, stava bonificando una palude in un bicchiere. Questo forse poteva spiegare la crisi di poco prima.

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