La mia sensualità, la mia femminilità, la mia intimità, la mia sessualità, la mia permanente voglia di pettinarmi. Entro in acqua incontro al sole basso, tiepido, piegato alla mia sensualità, alla mia femminilità, alla mia intimità. Avanzo lenta carezzando i flutti che lentamente risalgono le mie gambe, le mie cosce, i miei fianchi, il mio ventre. Il seno galleggia, ondeggio, indugio e finalmente, completamente porca mi faccio inghiottire dal mare. Un po’ bevo.

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Dal fondo della stanza una voce uscì flebile soffocata dalle coperte di nylon.

– Dottor Zivago.

– Sì Lara?

– La prego, non divaghi.

– No Lara, perdonami Lara.

Lara si riavvolse nelle coperte, si fece a scacchi sotto le coperte e tornò a sudare.

Il Dottore, rimasto solo ancora una volta, cedette ma provò a rialzarsi:

– Mio dio perdonami quando penso che tutto questo sia colpa tua. Mio dio se puoi perdona la mia debolezza, la mia inettitudine, l’ira che mi sorprende e mi annulla, mi fa cieco delirante.

– Dotto Zivago.

– Sì Lara?

– Cosa ho detto?

– Sì Lara.

Paul Niente

Detective – 5.

 

– Ebbene, hai trovato gl’incartamenti?

– No Paul, ancora niente.

– Sta bene, proveremo un’altra strada. Con qualche rischio. Hai il revolver?

– Paul?

– Il revolver, l’hai con te?

– Intendi il ferro?

– Sicuro: ferro, revolver, berta, clara, pezzo; come lo chiami?

– Clara?

– Sì?

– No, niente.