RISTAMPA

Carmelo non riuscì mai ad avere ragione. Fuggito, piuttosto che emigrato, giunse a Milano senza valigia nel bel mezzo degli anni sessanta. Allora aveva poco più di vent’anni. E fu proprio il boom economico a salvarlo da quello della lupara di Don Bastiano. Don Bastiano di Calatafimi, che per indole e per nome non voleva mai essere contrariato, per poco non lo uccise con le proprie mani quando lo vide, Carmelo, in giardino accarezzare sua figlia e dirle: “Nunzia, tuo padre si sbaglia di grosso”. Don Bastiano, all’ultimo, preferì la lupara e sparò, ma sbagliò. “Hai visto Nunzia?” Furono le ultime parole che Carmelo pronunciò nell’isola a tre punte. Corse verso Nord, in quella Milano dove altre tre punte fino a qualche anno prima avevano dato orgoglio e lustro alla squadra di calcio rossonera, il Milan di Gren, Nordahl e Liedholm. Carmelo però ci rimase molto male quando scoprì che un’altra formazione giocava al posto di quella che da anni conosceva a memoria. Questo Rivera, chi era? Carmelo scoprì che il suo fu un viaggio nel tempo più che attraverso l’Italia. In principio questo lo tranquillizzò: “Don Bastiano non saprà mai né dove sono né quando sono”. In seguito si rese conto che doveva assolutamente colmare le sue lacune sull’attualità per rimanere sempre un passo avanti. Così Carmelo si mise a leggere voracemente i giornali che a Milano arrivavano tutti i giorni, anche più volte al giorno, e parlavano perfino della sua Sicilia. Carmelo, è vero, sapeva leggere e questo gli diede qualche vantaggio rispetto a suoi conterranei in cerca di lavoro e di avvenire. Trovò un posto come fattorino al “Corriere della Sera” e lesse tutto. Era davvero affascinato dalla quantità di notizie che arrivavano in continuazione da ogni angolo del mondo. Quelle che erano solo intuizioni di un giovane intelligente e che gli avevano dato il coraggio di contrariare don Bastiano ora trovavano avvallo e riscontro dai grandi avvenimenti internazionali, in particolare dalla rivoluzionaria, corale, planetaria contestazione giovanile. "Io lo sapevo che Don Bastiano aveva torto. Se solo Nunzia fosse qui a vedere con i suoi occhi. Quanta ragione mi darebbe.
Carmelo si informò e controinformò nei decenni che seguirono. Fece anche una certa strada nel campo della comunicazione. Negli anni ’90 da fattorino al Corriere divenne usciere della RAI. Smise di leggere quotidiani e si attaccò alla televisione che col tempo divenne per lui la più grande fonte di informazioni. Con la sua voracità e desiderio di conoscenza non gli bastarono delle analisi superficiali. Si era persuaso che dietro le notizie ufficiali, dietro qualsiasi programma di varietà o documentario ci fossero infiniti messaggi nascosti, sovrapposti tra loro, intrecciati, antitetici, paralleli, speculari. Rivera chi era veramente? Cosa ci faceva ora in parlamento? E cosa lo aveva spinto a giocare a pallone trent’anni prima? Carmelo si sentiva sempre a un passo dallo svelare il senso della storia, dall’avere la conferma assoluta alle sue intuizioni. Trovava tracce ovunque ma le prove finivano sempre per dissolversi lasciando un poco di residuo che costituiva l’ennesimo spunto per continuare a rovistare nei palinsesti televisivi. Si illuminava con Blob, un programma di approfondimento, secondo Carmelo. Durante quel quarto d’ora di collage di brani televisivi rimontati commentava su ogni taglio: "E infatti" oppure: "Dicevo io". 
Tuttavia, con gli anni la storia d’Italia si complicava sempre di più e quando il presidente del Milan diventò capo del Governo Carmelo non resse ai nuovi, inquietanti interrogativi sulla figura di Gianni Rivera e si suicidò.

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16 commenti

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  1. anche gli è lo metterei nella lista, quella delle cose da risentire ogni tanto.

    lisa

    (stan, tu mi fai troppo sfiduciata in partenza. epperché?)

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  2. cioè ne hai fatta una più di Wagner e lo dici così con nonchalance?
    (nonchalance non so in che lista metterla, se in quella di proscrizione o in quella dei ganzi)

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  3. a me piace anche beige usato in tutt’altro modo che per indicare un colore.

    – ocché se’ beige?
    (domanda retorica per accertarsi se uno ci è o ci fa. in genere, ci è)

    lisa

    vai di pentalogia, stan.
    dàgnene secche.

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  4. Anche me piace molto beige
    per designare i gialli soft.
    Un sottogenere a cui sto lavorando.

    A maggio uscirà in edicola, in appendice al romanzo contenuto ne “Il Giallo Mondadori Presenta”, un racconto così.

    Stan

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