Popolo bue, occhio!

– La senti anche tu questa orribile eco?

– Sono i miei piedi che risudano.

Il mio editore mi faceva pressione. Continuava a chiedermi di fargli leggere un capitolo, una traccia, una bozza, insomma qualcosa. Mi telefonava due volte al giorno. Dopo un mese, per farlo stare buono gli spedii tutte le vocali.

– Mi struggo contro un muro. Un vecchio manifesto che ha smesso di comunicare. Verso lacrime secche come la colla che tiene insieme il mio dolore.

– Ma alzati e vai a lavare i piatti. Hai lasciato la cucina una merda.

“E ti ricordi di Gildo?"

“Quello che aveva la Prinz verde? Sì che me lo ricordo"

“E’ morto la settimana scorsa"

“Possibile? Ma non era già morto? Io mi ricordo che quando eravamo ragazzi abbiamo fatto il funerale alla sua vecchia Prinz"

“Alla Prinz, ma lui non era mica morto, era solo sparito. Matto com’era doveva essere finito rinchiuso in qualche manicomio"

“Ma era già vecchio allora, quanti anni avrà avuto adesso?"

“Ottanta. Pensa te quanto si può vivere matti come un cavallo"

“Certo che se l’era andata a cercare, con quell’auto. Una Prinz Verde, ma si può?"

“Ma era già matto prima. Non faceva mica differenza un’Audi o una Prinz. La sfortuna non c’entra niente"

“Infatti, è arrivato a ottantanni"

“Infatti"

Trent’anni prima Corrado e Augusto come tutti i ragazzini del quartiere giocavano a passarsi la sfortuna. “Prinz verde tua!” urlavano prendendosi a manate sul petto o, a tradimento, sulla schiena quando vedevano passare una di quelle piccole, verdi e chissà perché terrificanti automobili. Solitamente le guidavano misteriosi anziani col cappello e abito scuro. Nessuno sa bene l’origine di quella triste leggenda. Ma una versione in voga per un certo periodo, raccontava di un vecchio con cappello in fuga dalla Germania dell’Est che attraversò il Brennero in pieno pomeriggio senza che nessuno se ne accorgesse. Al passaggio dell’auto i doganieri Tedeschi e Italiani persero quasi contemporaneamente qualcosa dalle mani: una penna, un documento, un guanto e per un lungo attimo si distrassero raccogliendo gli oggetti porgendolesi a vicenda. Quando si furono ricomposti ed ebbero ripresa l’ufficialità del servizio prestato alla frontiera, la piccola auto verde era già ben inoltrata in territorio italiano lasciando dietro di sé un inspiegabile senso di disagio tra gli uomini in uniforme.

All’autogrill di Ponte Gardena una compagnia di capelloni, con l’alito di birra, uscì con gran chiasso dal locale di ristoro. Nel piazzale del parcheggio il gruppo incrociò un vecchio dall’aria seria, quasi preoccupata.

“Ehi nonno è tua quella Prinz?” gli chiese uno indicando l’auto in doppia fila davanti al loro furgone, un Volkswagen color malto.

“Nein, das ist deines. E’ tua”, rispose il vecchio con duro accento tedesco, mettendogli nelle mani le chiavi dell’auto.

“Ah sì? E’ mia? E allora vado a farmi un giro” gli gridò mentre il vecchio scompariva dietro la porta a vetri dell’autogrill, tra le rauche risate degli amici.

Poco più tardi sull’autostrada verso Verona un terribile incidente bloccò il traffico per ore. Non si capì mai l’origine del disastro ma il risultato fu che una Prinz verde riuscì a mettere di traverso un grosso camion che trasportava maiali, rovesciandolo. Incredibilmente rimasero tutti illesi, anche i maiali che si dispersero per le vigne sui fianchi dell’autostrada. Il giovane conducente che perse il controllo della Prinz rimase per lungo tempo sottochoc. Agli agenti della polizia stradale che gli chiedevano conto dei documenti dell’auto, continuava a rispondere con gli occhi in lacrime: “Non è mia, non è mia”. Gli amici, scesi dal furgone rimasto indietro un centinaio di metri, erano nel frattempo accorsi a vedere cosa era successo. Cercarono di spiegare del vecchio, dell’autogrill ma gli agenti non credettero a una parola tanto più che, informatisi via radio, alla stazione di Ponte Gardena nessuno aveva visto né vecchi con cappello né Prinz verdi.

“Papà, papà"

“Ecco mio figlio. Mattia, saluta lo zio Corrado"

“Quanti anni ha adesso?"

“Quattro, va all’asilo. Ogni volta se ne ritorna con qualche giocattolo che scambia con gli altri bambini. Secondo me è troppo generoso, fosse per lui regalerebbe tutto per niente.

Dimmi piccolo, che cosa mi hai portato?"

“Tua, papà"

Papà smise di sorridere quando si vide tra le mani il modellino in ferro di una bellissima Prinz. Verde.