Partner

Nella bottega del barbiere di periferia il sabato mattino gli uomini del quartiere si ritrovano per il rituale settimanale del taglio di barba e capelli. La cornice virile trasuda anche per il caldo di inizio estate. I commenti su calcio, sesso, auto, i mariti cornuti e le loro mogli si sovrappongono senza soluzione di continuità in un coro a più voci stonato e fuori sincro. Primissimi piani e particolari in uno stereoscopico carosello di inquadrature fanno del contesto un pentolone ribollente e nauseante di viscida, maschia umanità.

Entra una giovane e bellissima donna, forse una modella straniera che si accomoda sorridente e perfettamente a suo agio su una sedia rimasta libera. Non dice una parola e sorride. Ma per un attimo, che pare infinito, innesca un cortocircuito in quel processo di fermentazione ormonale in atto prima che arrivasse. Cala un silenzio spaziale e i presenti, ammutoliscono. Superato lo choc, vengono assaliti da sensazioni e sentimenti contrastanti, mischiati tra loro: piacere, eccitazione, senso di colpa, vergogna, offesa, violenza, e solo dopo molto tempo infantile curiosità.

La giovane donna percepisce solo quest’ultima e in un italiano incerto dichiara di essere straniera e che sta tenendo il posto al suo partner. Di fronte a questo chiarimento il piccolo branco se ne fa una ragione e comincia a ricamare congetture sul fidanzato.

Finalmente si apre la porta del negozio ed entra un’altra stupenda femmina che va incontro alla prima, si baciano sulla bocca con uno schiocco che pare uno sparo e che tramortisce definitivamente gli uomini o quel che resta di loro. La donna che era entrata per prima lascia il posto alla sua compagna, saluta tutti ed esce. La compagna con un sorriso fiero confessa orgogliosa: “I do love my partner”.

– Tossisca. Ancora. Ancora. E ora rigurgiti. Molto bene. Si asciughi pure.

Dunque, cosa abbiamo qui. Acciughe, direi, un numero arretrato di Confidenze, della pasta corta tirata a mano, e queste cosa sono?

– Gardenie, o begonie non ricordo.

– Vedo.

Si sta avvicinando Natale, mi sento più buono. So di vaniglia. Mi lecco le labbra lasciandole umide e finisce che con questo vento freddo si spaccano e sanguinano. Non importa è sangue buono, lo tampono con il mio fazzoletto di cotone egiziano che ripongo piegato con cura nella tasca della giacca. Mi conservo dentro il tabernacolo che sono. Buono, buono.

Sono finiti i datteri?

– Simplicio, dimentichi la cravatta. A che ora pensi di rientrare questa sera? Te lo chiedo perché la signora Rosa vorrebbe venire a mostrarmi il nuovo campionario di bigiotteria. Sai, pare che questa stagione vada di moda il marrone. Finalmente potrò rimettere tutti quei tailleur che stanno nella cassapanca da anni. Ho pensato di svecchiarli con qualche nuova collana. Che ne dici? Potresti consigliarmi.

– Marrone eh? Tornano di moda le figure di merda.

– La cravatta.