Sono caucasico da poche settimane. Ancora non mi rendo conto dei vantaggi.

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E pensare che una volta fabbricavo scarpe. Ora bagno i gerani con un gran senso di sconfitta nelle tasche. Tutte quelle scarpe, dove saranno andate? E io fermo, inchiodato a Vigevano, per oltre quarant’anni. Vigevano profuma di cuoio, io gocciolo piano sui fiori e piano, piano muoio.

– Dan! Ehi Dan! Dannazione Dan rispondi! Dan! Dan! Rispondimi!

Deve essere successo qualcosa a Dan! Me lo sento. Sono diciotto ore che tento di mettermi in contatto con lui con questo affare. Eppure ero stato chiaro: “Portati un golf!” E invece cosa trovo sul divano? Il suo golf, quello a strisce, il suo preferito. Non è possibile che resista in macelleria così a lungo. Dan! Mi senti? Daan! Maledizione.

– Posso finire le olive?

Cerchiamo di stare lontani dalle battute a sfondo sessuale per principio e per castità. Tutto il nostro umorismo è assai asciutto, quasi arido. Quando ridiamo spesso ci si crepano le labbra. Con forte vento a sfavore l’emorragia è quasi certa. Per questo indossiamo maglioni a collo molto alto.

– Michele dove sei finito? Ti devo parlare, ti devo confessare tutto. Ti ricordi quell’estate che passammo alle Tremiti? C’erano anche Tommaso e Roberta. Roberta portava quel pareo con Paperino e tu la prendevi in giro. Ti ricordi? Andavamo in spiaggia tutti i giorni troppo tardi, noi quattro, cinque con Paperino. Era quasi sempre ora di pranzo e mentre gli altri rientravano nei bungalow del villaggio, noi si faceva il primo bagno tutti soli e tutti nudi, dietro gli scogli che nessuno famiglia osava attraversare. Tommaso stava per ultimo e diceva “ora cado e mi sfracello”. Ebbene Michele, uno di quei pomeriggi caldi, dopo il bagno, sdraiata al sole sulla sabbia vicino a te, ho iniziato a leggere Guerra e Pace. E mi sono resa conto che stavo sbagliando tutto. Michele mi stai sentendo? Ho sbagliato tutto. Michele?

– Sono qui. Posso togliere il tuo eskimo dal frigo allora.

– Ti scongiuro perdonami. Michele.