– Lei mi confonde le terzine con le quartine. Stia attento, ricominciamo da capo. Uno due tre quattro, uno due tre quattro. Continui lei.

– Potremmo prima chiarire quanti fossero i moschettieri?

Ripeteva in continuazione “comunque”. Ogni frase la cominciava con “Comunque”. Passò la vita sostituendo e avvallando alternative possibili. Anche prima di morire sospirò con il poco fiato che gli era rimasto: “E comunque…” E infatti non morì, entrò in coma.

Ti amo solo a Crotone. Quando vado in trasferta per un poco ripenso alle cose passate, al nostro orto di casa. Piano piano ti dimentico negli ipermercati. I vigilantes diffidano di me, del mio accento foresto, del mio passo incerto. Aspettami amore, aspettami a Crotone. Arriverò con un promemoria e ti amerò da capo.

– Largo, lasciate passare, sono un taoista. Via, via, fate largo!

Giovanotto, ehi giovanotto! Guardami, come ti senti? … tutto bene?

– Credo di sì. Solo non trovo più i miei sandali.

– Lascia perdere i sandali. Guarda la mia mano, quante dita vedi?

– Sette, lei dev’essere un fenomeno.

– Già, sfoglio i rotocalchi in un baleno.

– Ci troviamo in un posto che so io, dietro la darsena. Ti dico tutto ma prima voglio un panino al prosciutto. Facciamo in un attimo. C’è un salumiere qui vicino che ha anche il pane. Intanto posso accennarti la cosa… attento alla bici. Si tratta di Nonna Papera. Dobbiamo farla fuori.

– Basta torte?

– Basta torte. E’ il tuo telefono che suona?

– Sì.

– E non rispondi?

– Più tardi.

– Come preferisci. Siamo arrivati, tu non vuoi niente?

– Vorrei avere il tuo stile. Vorrei essere te. Mi piace come affronti le cose, il mambo in particolare.

– Mi fa un panino al prosciutto?

– Ma come fai? E come farai senza le torte di…

– Zitto! Non qui.

Rocambole, pretese di chiamarsi. Ma non siamo mica nati ieri. E’ vero che il Molise è fuori dalle rotte turistiche internazionali, ma è per questo che siamo molto prudenti, soprattutto con i francesismi. E credetemi, quando alla fine ci disse il suo vero nome, lo chiamammo semplicemente Gianluca ma senza disprezzo. Che fosse un concierge non faceva più nessuna differenza.

– Se non le dispiace vorrei ricapitolare, beve qualcosa?

– Un Gin Tonic lo prendo volentieri.

– Cameriere: un Gin Tonic per il Generale e per me un amaro!

– Gradisce un amaro in particolare Signore?

– Un Amaro della Sconfitta.