Devo essermi rotto il naso scendendo dall’autobus.

Me ne sono accorto solo alla terza coincidenza.

Una signora in preda al panico ma molto gentile

mi ha gridato improvvisamente in faccia che dovevo fare più attenzione.

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Annamaria stava stesa in piedi. Le scarpe di cuoio marrone erano saldamente attaccate alle piastrelle di casa. Stava aspettando così, immobile, l’inizio del primo radiogiornale della mattina. Non osava uscire senza essere bene informata sul traffico autostradale della A26. Che vivesse a Ravenna non la rassicurava affatto.